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ciromonacella
'o munaciello


televizione


6 dicembre 2007

la gravità della guancia

 

La televisione è una signora che giovane fu assai bella, remotamente. Che s’è ricostruita gli zigomi usando plastiche scadenti, e che per cinque minuti o uno solo era riapparsa fulgida ma poi casca, penosa, dal respiro che sibila dall’interno: rantoli e muchi fanno bolle che esplodendo riecheggiano nella cassa toracica.

Ciò che you-tube (o simili venturi) sarà in futuro non è per ora neanche immaginabile. Ciò che offre è ciò che bisogna volere. Liberamente. Ieri sera, ad esempio, tornato dal campetto e dal freddo c’è Mentana e Vespa che guerreggiano a botte di starnuti, c’è poco altro poi. Ma se sei tu che hai il timone puoi viaggiare fino a dove vuoi. Io mi sono fermato qui. Morendone per almeno un'ora.



Qui per il primo movimento della stessa
moonlight. Ma è proprio il primo.


15 novembre 2007

la bella e la bestia

La linea di Santoro nella prima parte della puntata di oggi di Anno Zero è chiaramente un dito contro la polizia. Si comprende, e si fa anche facile l’affabulazione considerati gli episodi di scellerata violenza, di cui si sono resi protagonisti poliziotti, in studio citati (pestaggi a morte di poveri diciottenni, il solito vergognoso e incompetente G8, etc.). Fin qui ci siamo a patto di considerare ogni singolo scempio come espressione di singola scempiaggine di singoli uomini scem(p)i.

Una cosa però non è tollerabile. Viene data la parola a un giovane “ùltras” di Potenza. Ebbene, questo sovvertitore sperimentale d’accenti, rispondendo alle nobili e compiaciute e accomodanti domande della bella Borromeo, sostiene in modo naturalissimo – senza che né la bella né la bestia gli rendano meno dolce la pilloletta – che esiste una dialettica poliziotti-ultràs. Come si parlasse di padri e figli, di Camillo e Peppone, di aglio e cipolla. Il giovane sperimentatore ha l’idea, fatta passare placidamente dal conduttore, che la logica azione-reazione sia applicabile al rapporto suddetto, e non sente il bisogno di specificare – perché nessuno glie lo chiede – in virtù di quale posizione occupata dagli ultràs nella società italiana – quale scopo – si possa o si debba considerarli come collettività dotata di parola. Egli farnetica, per carità anche con buona proprietà di linguaggio e scioltezza di palato, e dice che fra tifosi c’è la galanteria dei pugili, che ci si combatte – afferma che lo scontro è parte integrante e fondante del dna dell’ "ùltras" – ma all’ultimo gong si è capaci d’abbracciarsi e di finire in goliardia. ‘Stu strunzillo.


3 marzo 2007

Zapping, l'arte della vanga

Torno. Quando torno accendo la tivvù per misurare la tenuta della mia distanza. Vedo che c’è il festival, da piccolo pensavo fosse la seconda cosa seria del mondo dopo la nazionale di calcio con Bruno Pizzul. La manifestazione canora è, a questi toni, il massacro dell’arte. E un tale, dice di chiamarsi Tiziano Ferro, prova ad aggiornare Massimo Ranieri, e piange, dice che fa male da morire. Ma non muore.
A rai due c’è Moncalvo, ore 23.43, Sgarbi prova a tenersi in bilico su posizioni che paiono pozioni, condivisibili per pura logica d’apparenza, uno che deve passare le notti a elaborare congetture su come tenersi a galla con sorpresa. Invece Cecchi Paone è sobrio, tanto sobrio, e pacato: credo l’abbiano or ora tirato via dalla vasca di naftalina. Una tarma gli muore sulla spallina.
A rai tre c’è la Moratti, parla di conquiste fatte dalle donne, ne parla con tono di sindaco di metropoli, donna. Non mi pronuncio. E’ troppo facile qui, comodo. Annaspo pensando a qualche buon divvuddì, o a qualche buon vino rosso, che così caldo ne berrei a tazzoni coi pan di stelle.
Rete quattro c’è una montagna innevata, deve essere successa una disgrazia, ma l’inflessione è di quelle che puntano sul mistero: una motoslitta quasi li investe i due in scena: ho paura, e mi tengo alla larga. Ah, è Ben Gazzarra quello, di solito mi piace ma stasera non ho voglia. Deve esserci qualcosa di speciale, stasera, in tivvù, per pigliarmi. Sennò nisba. Perché sono prevenuto.
Sul cinque pubblicità, ci torno dopo, sono magnanimo.
Italia uno inizia un telefilm, una bella bocca con rossetto, ah no, forse è una pubblicità. No no, è proprio un telefilm, ma tanto è uguale. Figurati.
Tele A c’è una donna riccia e nuda, mi fa pena, chi crede di impressionare? Torno al cinque adesso, con te ci vediamo più tardi, dolcezza.
C’è Mentana, “Ebrei d’Europa e omicidi rituali”, la copertina di un libro. L’argomento ha rotto il cazzo. Israele è una capra.
Torno a rai uno, pubblicità, forse Ferro è morto, già me lo immagino, forse è comparso Ranieri sul palco e l’ha strozzato con una cravatta argentata.
Sul due Moncalvo ha ancora la faccia sveglia, e la bocca storta come da boccone amaro. La saliva è davvero un’alleata del corpo?

 
Aggiornamento delle ore 1.39.
Mentana farfuglia dinanzi a Corrado Augias, si appanna, come la volpe che non arriva all’uva e fingendo di arrivarci diviene barzelletta. Quando Augias parla mi fa venire fame, tanto è pastosa la voce, e tanto è scorrevole il ragionamento che m’indebolisce. Ho trovato la cosa speciale: una radice. Domani regalerò il suo libro a qualcuno che mi dirà cosa c’è dentro, e poi deciderò. Ora sto apposto, vado a dormire, o torno dalla riccia, se c’è ancora.

 
Aggiornamento delle ore 1.51
Oasis su rete quattro. Liam è impertinente quando canta raschiando la voce dalle croste di tabacco, because maybe you’re gonna be the one who saves me, and after all you’re my wonderwall! Con questo farò un sonno di capitomboli, con i piedi nel passato e la faccia in me che guardo nel passato. Come costruisco io stanotte, per grazia di dio, e per Augias, e per Liam quando canta raschiando la voce dalle croste di tabacco…
Ho voglia di scrivere un capolavoro.
Il miglior racconto è sempre l’ultimo, non il prossimo come diceva uno.
Ma il prossimo…
beh, quello promette bene.




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20 febbraio 2007

ma porca...

                                !

No, non è impulso al cilicio che mi muove alla televisione, ma solo un fetidissimo balsamo per l’insonnia. Ieri, da Vespa, frotte di frottole: sindacare il sindacato è fare poliptotico e pleonastico, e per di più anacronistico per concordanza temporale. Come mangiare il mangiato evoca ruminazioni nauseabonde o, peggio, fecali.
Cambio canale, mi butto sul commerciale ma… cosa diavolo capita a Mentana? Perchè permette al millepiedi dell’auditel di soggiogare la sua esuberanza intellettiva una sera sì e l’altra pure?




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4 febbraio 2007


E a me, che sono un bambino ingenuo senza una sbavatura di malizia, mi fate credere dalla tivvù che nella vita basta scegliere ciò che non si sa fare per avere successo. A me fate ascoltare capre che cantano e guardare lombrichi che danzano, muti che parlano alle camere dove tonti s’azzuffano sulla nazionalità di Mandela: brasiliano o san marinese?
No, ma io non ve la passo liscia. Vado a fare il provino per architetto con specializzazione torri pendenti, e vediamo.




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1 febbraio 2007


Essere portato, per natura, a ritenere che l’arcobaleno sia la proboscide del cielo. Non è un buon conto, un servigio reso a umanità varia da me. Eppure me ne sto tranquillo. Una buona dose di cose da fare e tantissimi milioni di altre da… pensare di fare un giorno, quando poi riconosci – come? – quel giorno da, forse, da, forse lo riconosci da un’aurora diversa? Possibile che. La diventi, verde? Io, fantasma scalzo, parlo di me con la puntualità di un epitaffio. Non d’altro, anche quando parlo di te, sopra sopra parlo di me.
Leggo che questa merda di televisione italiana va sputtanandosi nei viali di periferia, in cerca di fichette  che paghi poco per un fiotto di vita sprecata, imprecata, e che mai si cura di quale parassita attacchi a sé, e a me, e a noi. Ritengo uno strumento valido. Ma ritengo e mi trattengo nello spalare il fango dal fiume di memoria se leggo che si lavora alla nuova fiction su Battisti, o su Gaetano, a chiamarle, se vogliamo, emozioni ci perdiamo il fiato. E la verginità di adolescenti. Quando poi anche l’omicidio Calabresi, quale dei due? E la vedova spertoffia dicendosi privata del privato.
Lo strumento sarebbe pure valido. Ma all’estetica del pappone io non credo. Forse solo Harvey Keitel in canotta bianca, come estetica passiva, tollero e di più adoro. Però no, il pappone oggi alla sua cattedra progetta parabole scarse che partono dalla storia e finiscono il loro fetillo in mare, via cloaca. E, non posso farci niente, il tono non mi si addice. Per cui fottersi.

O'Munaciell




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28 gennaio 2007

I have a dream...


that one day this  nation  will  rise  up  and
live  out  the  true  meaning  
etc..  etc..
                  
                            

                            
(...)





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19 gennaio 2007

Meglio se m'imparavo zappatore. Io poi.


                                  

Qualche estate fa, per farmi un gruzzoletto e un po’ di talleri da spendere in un viaggio nel nord della terra degli slavi del sud, mi ripescai in una fossa di terra da cui sarebbe sfogata una piscina. Anche col mio aiuto manovale, sfogata. Tornare quotidianamente in quel buco e scoprirlo, giorno via l’altro, d’una sementa più vicino all’idea finale che ne aveva il capomastro era tutt’assieme pungolo e ovatta per coscienza insubordinata, non tanto per la produzione visibile alla collettività (capomastro, operai e proprietario della villa), quanto per la materialità dell’atto e delle capacità e, non ultimo, del tempo giaciuto sotto al sole di luglio senza riparo ma solo ferrarelle tiepida, e caffè a orari bloccati.
Per la virtualità (e non mi riferisco a questa sede) che marchia a fuoco la vita che ho scelto e che mi ha scelto – e che sembra darmi un bel nulla, ma un nulla merlettato e oleoso a merda – m’accorgo che una sola verità si interpone fra me e la mia soddisfazione: il corpo dell’appagamento non esiste, e se esiste i miei occhi sono già bruciati da non vederlo, e le mani… non ho mani. Sì, la parola di qualcuno, il complimento di qualche altro, e per necessità un delirio soggettivo ed egoista che striscia serpe sotto la pianta del mio piedone, e che segna il bilico della salute mentale.
Per questo, però, non mi perdo mai il Grande Fratello. Perché la tivvù s’ingegna, talvolta, a trovare il modo di farmi avvertire fisicamente ciò che fisico non è: la straordinaria qualità del mio cervello. Il Grande Fratello mi rende sublime e ultraterreno.




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20 dicembre 2006

Vespa si butta sull'eutanasia. E l'accoppa.

Composizione faziosa degli ospiti, caro Vespa, che mi è inutile il cardinale già che c’è la Bindi, e viceversa. Ma la Bindi l’aspetto, è la prima a parlare, e stavo là ad attendermi un segno di pentimento dalla sua religione di morte. Che la Bindi brindasse? Ma era a lutto, con tagliere nero fa “si parla troppo della libertà individuale e poco delle responsabilità sociali”: de che? responsiche? Bene, temo che la donna abbia seri problemi a connettere tristezza e ragionevolezza, pecchè non si capisce a che valgano – né cosa siano – le responsabilità sociali in una società che calpesti l’individuo così, se non a far buonissimo paravento per situazioni critiche e spalle al muro come quelle, spalle, della Bindi adesso. Fanculo. Poi dice, la butta là, di “strumentalizzazione politica del caso Welby”, e io rispondo che me ne sarei accorto perché allergico ai partiti, che fanno dell’uomo pastrocchia e della pastrocchia uomo, e che non è così, e che anzi pare che i radicali siano un esatto strumento al servizio di questa causa – non caso, e non solo caso Welby. Ma… apposto, dopo cinque minuti dice “non mi viene minimamente il dubbio che qualcuno lo stia strumentalizzando”, eppure, dopo un fiato, questo dello strumento – che molti di noi lo strumento glie lo… - diviene il suo unico argomento contro Cappato, giovin spinoso. Sì, la Bindi è in crisi mistica, ma, abbiate fede, alla fine si convertirà a se stessa, ce la farà. Gli altri? Giovanardi un po’ ignora un po’ se ne fotte. La giovincella di Forza Italia invece ci piglia, ma probabilmente vuol far colpo su Cappato. Il Cardinale Lozano Burubùm Barragan, invece, è spettacolare. Cioè è preciso come tu t’immagini un cardinale, vestito da cardinale, una bella poltrona comoda e lussuosa che San Francesco probabilmente sta vomitando e s’è convertito all’anoressismo di ripiego, e tutt’orpelli rossi cardinizzi ne contornano la sagoma, e parla con una nacchera in bocca che gli impedisce di staccare a dovere la lingua dal palato, e dice filastrocche di memoria il più delle volte fuggendo il topico senza che Vespa, prostratogli come uno si prostrerebbe a una dea a forma di tetta gigante, dica a.
Però, nel marasma funerario che rappresenta la penisola e che, a dir di tanti, la governa, c’è un fatto che lascia speranzosi: la composizione delle idee che elude le divisioni partitiche, si traversa, e si evidenzia in un vecchi contro giovani, e i vecchi sono il cardinal Lozano Bunghedembàn Ragàn, Giovanardi e Bindy (figa sta y!). I giovani sanno pensare all’uomo più che all’etica paralizzata. Il futuro è nostro. Pigliatevelo in culo dalla bara.

 

 
(Vespa? Pure lui alla fine cederà al legno)




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14 novembre 2006


Questo è brutto. Potete non leggerlo che non m’offendo.


E sì che sul fenomeno si può vederla così o cosà, o pomì e pomà più in qua più in , e qua; ma una cosa è certa: chiedetelo alla folla se fenomeno c’è. L’anima di Merola mi ha impedito di raggiungere l’università perché quella piazza m’è percorso obbligato – poco dramma, per quel secco ossario che vi ci propinano. Allora accendo la tv. Reti libere, di quelle che per tutta la settimana si parla di De Zerbi e Calaiò bene; finchè il Napoli non gioca e se ne parla, poi, male. Inquadrano la piazza di Masaniello. Zeppa. Crema infilata a forza nella sfogliatella. I vicoli attorno, zeppole esplosive. Via Marina è una barricata umana. Bandiere, santini, vessilli d’ogni madonna. Nella chiesa facce equivoche, un D’Alessio travestito da curva B. Pure Bassolino c’è, distinto e distinguibile come sempre. Uno spettacolo l’uscita di scena di Mario Merola. Roba da Totò, da Magnani. Roba nazionale, comunque, se stiamo ad ascoltare gli accenti della gente che dall’alba pigliava posto nel Carmine. O quantomeno popolare, tanto popolare, d’un popolo così popolato che fai fatica a coordinarti temporalmente. Una cosa mi chiedo – le altre le so. Quando è morto il papa c’è stato un bombardamento a fission di nucleo, per una settimana e più, aria mistica che m’ ha fatto venire l’acquolina per i voti. Ora, mischiando sacro e profano in omaggio alla massima abilità del defunto, una mezz’oretta di diretta in rai non era possibile? Il bene della folla, quando c’è (esclusa nazionale di calcio maschile), non è un brodo che purifica lo scolo?




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12 novembre 2006

De cadenza morae (La caduta d'a moretta)

                 

Oggi all’una e mezza, mentre recavo servigio al più vorace dei miei vizi, non ho potuto fingere di esser sordo di fronte alla rubrica della moglie di Rutelli, al tiggì. Ecco, la dama dalla scollatura fatiscente, ci rimpinguava di utilissimi consigli materni – che volesse donar latte da quel Partenone lì? – sui rischi d’incendi nel focolar domestico. Che poi si sa. Lo dice la parola. Ch’hai capito? Domestico, ha la sua familiarità con commestibile, e con estinguersi – ma qui è un augurio. Il barbecue, il caminetto, la camicia di polvere da sparo artificiale, tutti rischi asperrimi di morte focolar stante. E’ chiaro che la signora sia esule dai propri meriti, ostracizzata dai cocci infranti della coscienza umana. Se v’è d’ombra. Se v’è di dubbio, invece, dico che nutro il sospetto sfondato che la sua assunzione poco sia connessa con lei stessa, e molto con la sua unzione. Meglio così, aggiungo. [Ora è chiaro che fra qualche annetto dovrò puntare una giovane parlamentare, scoparmela bene, e farmi sposare. Che poi al resto ci pensa lei.]
What a wonderful world per un terrone scaltro coi mezzi al posto giusto.

 
A sproposito, stasera alle 23 su rete4 c’è questo. Se avrete la santità di sorbirvi le interruzioni e la rassegna stampa da euro 3 e ore 2, ne godrete. Sennò, buona notte.




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17 ottobre 2006



Sono del parere che, indipendentemente dalla qualità della rete, o del pescato, qualsiasi cosa venga traslata dal semigratuito al pagato sia da condannare. Nell’alto dei cieli ci vanno il tre e il quattro. Cazzo d’un cazzo! Sono gli unici due canali che, di tanto in tanto, a pioggia di sahara, mandano film. Certo, si lotta col sonno e con la polvere… ma se sei virtuoso qualche scena puoi beccarla. Levando i due canali mi resta una grappolata di realitis; qualche tiggì ancor più fazioso perché finge di non esserlo con mascherina veneziana e vibrator californano; qualche svilito varietà, impotente ai novant’anni; una potente vendemmia di ficscion cotte, stracotte, e stracacate; ... e un tubo. Sì, quel noto tubo.




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1 ottobre 2006


Un Amleto di meno, di Carmelo Bene, erano circa le tre quando iniziava, stanotte su rai 3. Ora io mi rendo conto che alle stuole di adolescenti coi soldi facili la pubblicità non voglia destinare quella zuppa fresca zuppa, mi rendo anche conto che alle buone famiglie nazionali riesca tanto facile piangere alla De Filippi quanto annoiarsi al Bene suddetto – e questo è quanto –, così come rendo il conto a Ghezzi e truppa sua per la resistenza culturale di un undergrounding notturno ma, caino ma!, perderci il sonno non farebbe di me quel teschio che il dilemma maneggia? Fragilità, il tuo nome è pubblico!




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29 settembre 2006

blowjob

                                                  

Un duè trè, sigla: “Blow-joooob!”
Immagina il rullo di tamburo. Di nuovo l’urlo “Blow-joooob!!” con sfregamento di chitarra elettrica di compagna: “fleau-fleaaaauur”! S’apre il sipario, nero, infralluccicato di stelle e puntini di polvere brillante, stelle uguali… blow-joooob! Adesso la fisarmonica s’arrampica, come suole, per quelle chiocciole che circondano invisibili le tempie di chi ascolta: “blow-jooob!”. Dal sipario esce la sinfonica scritta : televisione italiana, - sottotitolo: - dove si può oltre la carta igienica.
Ora, concentrati, scomodiamo gli occhioni di Alex, nel cinema correttivo del vecchio Stanley: ecco, falli tuoi (ndr: cazzi tuoi): una raffica di vento e sputo accompagna quel vortice di inventiva che è l’odierna televisione ricca, quella che move i quatrini, e, ancora, blowjoooob!! Venti coglioni s’appendono al pozzo  venti sgualdrine svendono pacche venti cinghiali gli scoppia l’uccello venti cazzoni si fregano i palmi venti realiti fanno una sega venti seghe fanno una vespa venti diarree di amici a Maria venti circensi pedalano piscio venti santoni si sputano in cielo venti santori con venti clonati venti tiggì che m’invitano a nozze venti tiggì che mi invitano a morte: ora, fiato tirato, ssh! gigantesco blowjooob!!
Entra Pupo, di soppiatto, vuol cantare, vuol puntare, vuol giocare, vuol donare, soldi, quatrini, vuol sbottonare l’impalcatura della D’Urso, svelare San Gennaro che le regge l’ovatta, vuole scavare fra i capelli di Alba, Parietti, per trovare quale ragione muove una muffa, la muove ad ammuffirsi le calze. Blow-job, misuro la distanza dallo sbocco della fogna: venticentimetridipiomboèuntubochel’auguro. Catodico è una promessa non mantenuta, indigesta, direi. Piombo rende meglio il realismo della mancanza di realtà in ciò che pure, dalla realtà, troverebbe forza e colore se solo l’elettricità dell’immagine fosse accompagnata dall’elettricità appuntabile a un qualunque elettroencefalogramma – muto – di un vertice di blow-job. Faccio l’elenco: datemi un canale con tanto di troupe, datemi mezza giornata almeno, due ore pure mi consolerebbero: datemi due ore su un canale nazionalberlusconiano o nazionalpopolaravverso, che sia! Due ore che siano due, e altrettante a chi quaggiù leggo, a chi tengo linkato di fianco e a chi metto a preferire, ai cervelli che brulicano più del silente sottobosco di chi la bella faccia la pone di traverso alla camera: blow-job!!!
E non mi si racconti della vecchia favola del telecomando: cappuccetto rosso, se dio è morto, s’è fatta mettere l’uccello per battere con accento portoghese: double blow shemale job!! I pulsanti, checché ne dicano gli autori della plastica, sono interscambiabili, zanzare in sequenza sanpietroburghese. Da parata a parata cambia solo la densità della fece, ma si sa, è questione d’acqua ingerita, disse il cacologo. Blow-job, rispose la tivvù.

 
Ce n’è di spreco su sta terra con queste croci che sono pali. Poi si lamentano per un semplice, sfigato, noioso nazareno.

 

 
O’Munaciell




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8 settembre 2006

ZAAPP!

                                                           

Ieri l’orrido Cultura Moderna ha donato, in apparenza, 500.000 euro a una gnocca. Passatemi l’indirizzo, che la gnocca ha tutta l’occorrenza, occhi verdacqua, bocce turgide con tanto di neo, e una vicinanza quantomeno da sospetto con la Corvaglia bionda; lei, dimenticavo, brunetta frangettata. Nondimeno mi puzza. Comunque vada, Ricci con le mani in pasta non si fa beccare, tanto vale rendersi.

Cosa più anomala, eppur ormai solita -con vilipendio al pubblico occhio, noto che ormai in giro per la penisola i poveracci hanno ufficialmente ripreso a farsi chiudere, chi con le pupe – capre – chi con un fantabismilione da girare ad un unico poveraccio. In settimana ci sarà anche il sacro sigillo posto dalla Ventura, che dirla mala ventura sarebbe ancora un blando starnuto. Poi si chiuderanno i tradizionalisti, quelli del big eye, quelli che poi, fra scosciate e – pari opportunità – sbicipidiate, i soldi veri li vedranno presto e bene grazie all’intoccabile cafone nazionale che di costanza ha occupato mediaset e viagirando.

Ora mi domando una cosa da poco, ma me la devo domandare. Ricordo che all’inizio dell’era del reality la chiusa in una villa, in un buco, fosse pure un Maschio Angioino, rappresentava, per la pregevole spuntata di libertà, una prova, una sofferenza che valesse forse, ma proprio forse, il soldino finale. E… cosa è cambiato, signori? Non c’è più segno di sofferenza nella segregazione. Non una spina in fronte o un palo nel costato? La nostra civiltà vive uno stallo per cui l’individuo può benissimo accettare di chiudersi in una stalla, a patto che quanti più individui possibile lo vedano, lo sappiano, se ne masturbino. E non è ciò dipeso dalla graduale risemantizzazione della parola chiusura? Forse che una stanzetta con un computer e internet – e blog – non è chiusa al resto del mondo fisico e olfattivo e sonoro? Io so dove stiamo andando, non mi ribello chè tanto andava fatto, ma c’ho un romanzo scritto/bloccato a metà sulla faccenda. E la fine mi spaventa. Un bacio, e votatemi!




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18 luglio 2006

televizione

                                           

E’ finita pure l’era delle annunciatrici in tv. Non che me ne stia nel cantuccio d’alabastro coloniale a rimpiangere l’occhiello di un talieur con un fiorellino secco, né la permanente dorata, né la ruga abbottonata nella forma di cellofàn delle vecchie annunciatrici di quando l’Italia pensava che la minigonna fosse un difetto di fabbrica, dovuto ai tentacoli del diavolo, o alla libido richiesta dai rockers-poppers d’oltreoceano. Sono il primo – casomai il secondo va’, dopo Boncompagni, ma solo perché mi precede di un bel botto – che alle prime sgambettate sugli sgabelli s’è rifatto gli occhi nella pelle esclamando bendicenze sulla progenie della tipa in questione. Però, che diamine, un fallimento totale. Ci siamo che la bellezza della gnocca acchiappi un telepassatore distratto, lo tenga fermo alla poltrona, con chiodi e frustini, ma poi? Lo spettatore s’aspetterà dell’altro, in fondo è da copione, in più l’invito a seguire i programmi della rete va a mignotte ancor prima dello spettatore. Disatteso è il pullulo del poltronito, diavolo se l’è! Che vuoi fa’, io quando becco la pechugona Foliero, per quanto casta abbia ricoperto i verdi pascoli, mi vien voglia di fittare un porno, altro che la nuova replica della vecchia serie della media-fiction.
Che per una volta, signorine buonasera, abbiate la bontà di leggervi bene il copione, e di portarlo affondo con coerenza – che so io? uno strip di sfuggita, una bretella che casca, una gonna in preda a folata di vento dionisina. Allora sì che lo spessore del ruolo sarebbe ben altro.




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6 luglio 2006


C’è una cosa che proprio non ingoio, è pillola al vetriolo. Che la mamma di tutte le troie svendute, cara mamma rai, s’accolga, a braccia squamose, qualche fottutissimo merito di qualche fottutissimo tipo, per la corriera che la nazionale ha acchiappato assieme al fato. Ne ho già scritto, magara pure troppo, però niente, non la mando giù (né a dire). Ancora mi fa rabbia che il canone se lo intaschino per reconditi misteri e che l’evento della stagione (perché, checchè ne dica lo snobista, il mondiale di calcio è, in termini -anche, e zozzamente- puramente commerciali, l’evento della stagione televisiva) vada per lidi criptati. Ora si prepara un carro, forse Viareggio, ma non lo dimentico che se al tempo dei gironi infernali la testa mia, venuzza di maggio, m’ordinava di passare un allegrotto pomeriggio vedendo in tivvù Zimbabwe-Madapropriodagascàr, gli dovevo ripondere (a lei, solenne sovrana della realtà che vivo) “no, scusa cara ma NO, la mamma cacca rai ha conservato i soldi per pagarsi le mignotte delle isole formose: torna a dormire, cara, o a indaffararti per entrare presto nel do ut des del nostro mercato ciucciasangre”.




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29 giugno 2006


                        

(ANSA) - ROMA, 29 GIU - Bruno Vespa ha un rimedio contro le raccomandazioni in rai di vallette e showgirl: assumerle attraverso un concorso pubblico. Vespa su 'Panorama' precisa: 'Potremmo costruirci anche un programma e farlo meglio di quanto fa Ricci con le Veline di 'Striscia la notizia'. Una prima scrematura potrebbe riguardare la cultura generale. La laurea potrebbe essere titolo preferenziale, ancorche' non esclusivo. La conoscenza delle lingue anche. Ma alla fine l'esame pratico fa la differenza'.

 

Allora, buon vecchio giornalistone coi fiocchi e i controcazzi – a dir dell’auditeèll – ma non ti pare di essere arrivato tardi? C’è sempre un pizzico di moralismo da fare sulla cenere appena tiepida dell’ estratto vittoriale! Poi ‘sta benedetta laurea, che ancora non mi somiglia, me la vuoi scacare definitivamente? Vuoi essere l’ultima spallata che mi dice “ ‘sti cazzi, mo’ mi metto a vendere perline e sassolini marini e di notte scrivo le mie palate di zolfo, e chi s’è visto s’è visto”. Quanto a lingue non dubito che l’aspirante prescelta ne sia avvezza oltre che sciente.. ma è sull’esame pratico che mi caschi, tu, che sbrodoli le mani strofinandole, e che ti piazzeresti a super-camera-man, col mantello gessato e l’abbronzatura fulvia, e l’erezione cutanea di un paio di nei soffici come zebedei. Che poi, questa pratica, che l’ è?




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8 maggio 2006

telechiudente

Stagione di chiusura in tv chè chiudono i riaelidis sciòus. Big Brother regresa ai suoi lidi più o meno facoltosi; la Vaccherìa si chiude con soprani (tenori?) invacchitisi della camera; nientemeno che la Ventura forse, e sottolineo forse, s’arrende. Anche il Parlamento, dopo la seduta comune pel presidente a presa diretta, e rapida come cemento, si richiuderà misterosofico fra le sue leggiole di legno e piccoli cavi, altresì detti cavilli.

E’ proprio vero? Resterò solo? Manco più una sibbala (!) di conforto a me, teleaspettatore teleaddict and confused? Poi le coppe finiranno, senz’Italia chiaramente, ma noi ci facciamo valere al cellulare, è fin troppo noto. E la tivvù? Aspettare giugno per pantomima mondiale?

Ecco che io subentro io, me. La disperazione, stanotte, mi ha allagato con coda di gelo e urina: devo trovare una soluzione! mi son bisbigliato nel rem. Questa è la proposta che suppongo, insomma, proposta supposta: ancor folgorato da the cube, filmone claustrointestinaldestinale, invito chiunque abbia abbastanza berluschetti d’oro (altresì quattrini) a investirli nel mio nuovo reality: Munaciello’s Night.

                    

 Cosa prevedo, cosa? Come “the cube”. Altrimenti cosa? Prendiamo un po’ a caso fra i vagoni di Costanzo, che so io, un Marzabbotto qui, una Calvagna lì, un Aspiraide, un Costantìn, un Belzebù, una Florianna, Michelozza, Giangibbella, una Titinha, un Franco, Moro, Lorenzo, Attilio, un Gianni qualsiasi, un Erode, una Maddamarta, Francesco Arca e Noè, Colombo, Gioconda, Miserella, Marina la rosa e Taricazzotto, una bionda procace e una mora Cacace e…

tutti nel cubo. Voglio sfinirli. Omicidarli con assoluta gentilezza. E le prove saranno a disinfettanti e fumarole, bombarole e scosse elettriche, fili scoperti, water nascosti, scarichi rotti, sbuffi cipollini di notte, coltelli sguainati, proiettili catarifrangenti, giubbotti esplosivi… alla fine ne resterà uno solo, e non sarà D’Alema. Arriverà in studio a cavallo di Napoleone, bianco, e lo sediamo sulla poltrona di Martelli. Ma il martello sarà vero. E l’incudine in carne.

 

Puoi cambiare canale, dice. Puoi cambiare programmazione, rispondo.

C’è sky, mediacazzo, dice. C’è l’etere anche, rispondo, poi i soldi elitari me li dai tu?

C’è il telecomando, dice. Non mi basta, rispondo.

 

Riprendetevi la scatola prima che me le rompa.




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28 aprile 2006

telewerther

Ieri in tv sceneggiate romane. Come un elettrodomestico smuove istinto suicida? Ah, fossi discepolo Jacopo, o mastro Werther, scoverei il covato!




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27 aprile 2006

il grandissimo fratello tuo

Cosa cosa? Maddai, non scherzare! Ma che davvero dici? Stasera c'è la finale del Grande Fratello 6? E gli altri quattro? Vuol dire che me li sono già persi? Allora adesso mi organizzo così: chiamo subito i miei 327 amici "ragazzi, armati di birre e pizze, e giù veloci a casa mia!". Poi ci piazziamo davanti alla tv, anzi, magari chiamo quel mio amico ricettatore, Filuccio, del Pallonetto di Santa Lucia, e mi compro di terza quarta mano una bella mega televisione al plasma vesuviano, di quelli che bollono ancora dalla lava. Voglio vederli in faccia questi nuovi profeti di questo nuovo squarcio di millennio... in faccia... in faccia, no, cosa pensi? no, senza sputargli!
Dice che c'è un nipote di un piduista; poi un pugile coatto che si fida di Padre Pio, e ce l'ha sul braccio; e un romano dal cuore che sbrodola. Questi sono i giovani italiani, sì. Sì? Maddai. Allora rettifico tutto. Tutti davanti alla tv, sì, poi ordiniamo pizze supplementari e polli tailandesi allo spiedo, poi anatre imbottite di marocchino, tozzi di pane raffermo e inzuppato nel latte, tonnellate di patatine fritte, al forno, alla campagnola. Caviale, a carriole. Banane in cesti, a carriole. Ci prepariamo la grande abbuffata, stile Marco Ferreri, davanti allo schermo. E se lo stomaco non scoppia, e se il culo non scacazza tutto l'intestino, allora ce la piazzo io una bella carica al tritolo nel mio salotto (della stessa qualità che piazzerei sotto cinecittà, di giovedì).
Tre, due, uno
BOOM

e mi chiedo cosa farà l'Italia




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Parliamoci chiaro. Questo blog non è un albergo né un giornale. Non è una carta, non è giornaliera né qualcosa da mangiare. Questo blog rappresenta l’offesa della tecnica all’uomo, e viceversa. Non è me, non è il munaciello che vi parla, non è me che vi dico, anche perché voi non esistete che in certe vecchie cartoline. Io e  te non esistiamo e, soprattutto, non coincidiamo. Quindi nel caso in cui tu avessi qualche soddisfazione da chiedermi per cose che ho detto o fatto a te o a qualsiasi tua parente di gradevole aspetto, non hai che da dadà darmi appuntamento domattina all’alba – facciamo alle cinque che prima delle cinque la gallina non fa l’uovo e posso mai duellare a stomaco vuoto? – dietro la chiesa abbattuta e sconsolata. Oppure mi chiedi con urgente violenza di rimuovere, ed io, che so intendere senza mercanteggiare, rimuorrò.

Stesso discorso vale per le immagini, le foto, e soprattutto per le cose che non capisci. E per quelle che non capisco io. Stesso discorso non vale invece per le sparatelle dei commentatori. Quindi altro discorso:



 

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